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IL GIORNALE DI PAVIA – venerdì 20 gennaio 1967 (Pino Zanchi)

Pittura nucleare questa di D’Ambros, un artista veneto che ha una buona tempra e una altrettanto solida base figurativa, dalla quale è partito per visioni del cielo popolato di pianeti e di costellazioni, visto nella sua immensità notturna, nei preziosi ed imprevedibili ricami di luce, saettar di frammenti di mondi, tenebre fitte e brillar di soli, cerchi e spirali che avvolgono sconosciuti corpi celesti come sottilissima ragnatela, ricamata di chiarori siderali.
D’Ambros ci conduce verso l’infinito, dominato da una fantasia vivacissima che per comun denominatore ha la poesia dei silenzi e del mistero; gli si conceda – perché lo merita – la buona fede e non lo si giudichi un seguace della “pop”, soltanto per il fatto che nelle sue tele vi sono elementi estranei (sassi o materia cementizia) per raffigurare i pianeti e per sottolineare plasticamente i ghirigori, il movimento-immobile che costituisce l’essenza delle sue opere. Perché D’Ambros trasforma anche quella materia apparentemente estranea, la fa diventare parte integrante della visione, la nobilita. E si esprime armoniosamente, quasi scrivesse sulla tela dei versi in una lingua sconosciuta ma dalle inflessioni tanto dolci ad ascoltarsi. Ha esposto alla Galleria “Montenapoleone”, nella via omonima al numero 6/A.

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